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Volare con l'anima

erbe e piante da evitare.

Aristolochia: pericolosissima!

13 Gennaio 2017, 17:17pm

Pubblicato da marcellanicolosi

L’Aristolochia è una pianta appartenente alla famiglia della Aristolochiaceae di cui esistono in natura numerose specie (alcune fonti parlano di oltre 350, altre di oltre 500) distribuite in tutto il mondo e in diverse zone climatiche, che possono essere erbacee o arbustive, a foglie caduche o sempreverdi.

L’Aristolochia utriformis e l’Aristolochia westlandii sono inoltre specie protette perché in pericolo di estinzione.

Tutte le specie sono rampicanti, ma solo alcune vengono coltivate a scopo ornamentale per arricchire muri, tralicci e pergolati.

La particolarità di questa pianta sono i fiori che, grazie al loro intenso profumo e alla loro particolare conformazione, attirano gli insetti e li “catturano” all’interno della corolla, lasciandoli andare ricoperti di polline solo dopo l’appassimento.

L’origine del nome è controverso: alcuni ritengono che derivi dalle parole greche aristos (migliore) e lochi (utero/parto), mentre in base agli scritti di Cicerone il nome deriva da Aristolochos, cioè da un uomo che, grazie ad un sogno, aveva imparato ad usarla come antidoto contro i morsi dei serpenti.

Fra le specie più diffuse c’è l’Aristolochia Macrophylla, una pianta rampicante a crescita rapida ideale per adornare pergolati. La Macrophylla ha foglie molto grandi e caratteristici fiori a forma di pipa.

 

L’Aristolochia Gigantea, originaria del Brasile, della Colombia e di Panama, è una pianta rampicante sempreverde con foglie obovate e fiori privi di petali a forma di tubo che si allarga in verticale ed emanano un profumo non molto gradevole.

 

L’Aristolochia Elegans, anch’essa originaria del Brasile, è una rampicante che può raggiungere facilmente i tre metri di altezza, ha foglie cuoriformi e fiori di forma tubolare che fioriscono tra luglio e settembre.

L’Aristolochia Fangchi cresce nelle valli e lungo i torrenti, è una pianta rampicante perenne che può arrivare fino a cinque metri di altezza, ha foglie di forma oblunga e fiori di colore violetto che fioriscono tra maggio e giugno.

 

Una discussione a parte va fatta per l’Aristolochia Clematitis, una pianta erbacea perenne con radice rizomatosa strisciante, fusto eretto legnoso alla base che può essere semplice o ramificato. Ha le foglie cuoriformi con bordi irregolari, fiori gialli e frutti a forma di capsula globosa.

La Clematitis è originaria dell’Asia Minore, del Caucaso e del Mediterraneo, la si trova lungo i fossati , sui terreni incolti o come infestante nei campi e nei vigneti fino a 1000 metri di altitudine.

Secondo la direttiva del Ministero della Salute del 2009 è vietato l’inserimento delle sostanze e degli estratti vegetali di pianta, radice e rizoma dell’Aristolochia negli integratori alimentari.

Essendo tossica e velenosa, l’uso domestico e in fitoterapia è stato abbandonato, ma viene ancora inserita nei composti omeopatici contro l’irritabilità, la depressione, l’insufficienza venosa, il mal di testa mattutino, la congestione nasale con lacrimazione, il mal di denti causato da freddo o caldo, le mestruazioni dolorose.

Contiene acido aristolochico, resina, alcaloide magnoflorina, allantoina, pigmenti, clematitina, fitosterina, tannini e olio essenziale.

L’Aristolochia è un’erba altamente tossica, è vietato l’uso di ogni sua parte essendo pericolosa per l’organismo, irritante per l’intestino, carcinogenica e genotossica.

La sua tossicità è stata scoperta negli anni novanta quando, un alto numero di persone che si erano sottoposte ad una cura dimagrante per la quale venivano somministrate pillole contenenti acido aristolochico, hanno sviluppato gravi malattie ai reni.

Inoltre gli studi hanno confermato la sua pericolosità quando la nefropatia dei Balcani, diffusa nelle zone rurali di alcuni paesi dell’Europa orientale, è stata ricollegata alla presenza di semi di Aristolochia, presente normalmente nei campi di grano, nella farina prodotta in quelle zone.

Sebbene sia assolutamente vietato l’uso di questa pianta, non è difficile trovare su internet prodotti che la contengono. Quindi è vitale conoscere il contenuto dei prodotti erboristici e rivolgersi ad uno specialista prima di usare qualunque rimedio, naturale e non.

Curiosità

Il primo a classificare l’Arisotlochia fu Carl von Linné.

In passato veniva utilizzata per curare la gotta ed i reumatismi, come cicatrizzante, contro i morsi dei serpenti e per regolare il ciclo mestruale.

Le Aristolochia si coltivano facilmente e non richiedono cure particolari, anche se non crescono bene alle basse temperature e sotto il sole diretto.

Hanno bisogno di molta acqua durante la primavera e l’estate, ma non durante l’inverno e l’autunno.

Le Aristolochia preferiscono terreni leggeri, ricchi di sostanza organica e drenanti, per farle crescere in salute è bene unire del fertilizzante liquido, possibilmente ricco di Azoto, Fosforo, Potassio, Ferro, Manganese, Rame, Zinco, Boro e Molibdeno, all’acqua di annaffiatura per tutta l’estate.

Poiché si tratta di un rampicante che si sviluppa in altezza è necessario potarla periodicamente, meglio se a febbraio, tagliando le cime più alte per renderla più folta. Ma bisogna usare arnesi ben disinfettati per evitare lo sviluppo di malattie parassitarie.

Le Aristolochia si moltiplicano attraverso i semi e le talee. In questo secondo caso, a luglio si tagliano le cime, lunghe almeno 10 cm., con un coltello o una lametta disinfettati possibilmente alla fiamma, per evitare di infettare i tessuti. Dopo aver effettuato un taglio obliquo, questo va immerso in una polvere speciale che facilita la radicazione e solo dopo la talea deve essere inserita nel foro già predisposto nella terra del vaso. A questo punto basta compattare delicatamente il terriccio, mettere il vaso in un ambiente in cui la temperatura va mantenuta a circa 18° C e mantenere la terra sempre umida finché la talea non si irrobustisce. A quel punto si può cambiare il vaso e la si può sistemare ovunque possa arrampicarsi.

Sebbene l’Aristolochia non sia una pianta soggetta a malattie o attacchi di parassiti, è importante ricordare di potarla o recidere le talee con un attrezzo disinfettato alla fiamma.

Nella tradizione Cinese alcune parti di alcune specie di Aristolochia vengono usate per risolvere diversi disturbi.

Ad esempio lo stelo della Manshuriensis è usato come antinfiammatorio e diuretico in caso di infezioni del sistema urinario, e come emmenagogo e galattogeno, quello della Contorta e della Debilis per il dolore epigastrico e articolare e in caso di edema.

I frutti di entrambe vengono usati contro le emorroidi, la tosse e l’asma, le radici della Debilis vengono utilizzate contro vertigini, cefalea, dolore addominale, bolle di vario tipo e punture di insetti.

Infine la radice essiccata dell’Aristolochia Fangchi è usata insieme ad altre essenze in caso di edemi e come diuretico, antipiretico e analgesico.

La radice essiccata dell’Aristolochia Clematitis viene usata come astringente, emmenagogo e vulnerario sia nella medicina tradizionale cinese che nell’omeopatia europea.

Sebbene venga utilizzata nella medicina popolare cinese è sempre bene ricordare che si tratta di una pianta potenzialmente molto pericolosa.

 

 

 

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Arenaria.

16 Giugno 2016, 18:58pm

Pubblicato da marcellanicolosi

L’Arenaria è una pianta delle Eukaryote, della famiglia delle Cyperaceae originaria del nord Europa, compresa la Gran Bretagna, la Spagna, il Portogallo, la Germania, la Polonia, la Russia Europea, ed è stata esportata in Nord America.

 

E’ conosciuta come Carice, Sea side carex, Sand sedge, German sarsaparilla, Laiches des sables, Carrico da areia.

 

Fiorisce tra Luglio ed Agosto e produce fiori di colore giallognolo e/o verde chiaro, la droga utilizzata si estrae da rizomi e radici che contengono tracce di saponine e olio essenziale, resina, mucillagine, tannini, eteroside amaro e silicio.

 

Non è stato ancora chiarito se si tratta di una pianta tossica, ma si sconsiglia l’uso prolungato a causa dell’effetto bradicardizzante (abbassamento del battito cardiaco) di alcuni componenti.

 

Inoltre le sue proprietà diuretiche ed antireumatiche non sono state confermate scientificamente, mentre ne è sconsigliato l’uso a causa degli effetti gastrolesivi e cardiotossici.  

 

L’Arenaria aumenta il metabolismo organico e stimola la secrezione degli organi emuntori.

 

Curiosità :

 

Sembra che i fiori e le infiorescenze venissero utilizzati come diaforetici e diuretici per le cure dimagranti.

 

Gli organi che beneficiano dell’azione fitoterapica dell’Arenaria sono : cervello, cistifellea, fegato, intestino, organi emuntori, ossa, cartilagini, articolazioni, reni, sistema nervoso centrale, vie urinarie.

 

Ha proprietà coleretiche, depurative drenanti, diaforetiche e/o sudorifere, lassative, dimagranti e neurotoniche, è indicata per stitichezza, astenia, esaurimento e stress, gotta, obesità e sovrappeso, osteoporosi.   

 

Non essendo una pianta scientificamente verificata, ancora di più vale il consiglio di non farne uso autonomamente.

Rivolgetevi al medico o al vostro erborista di fiducia.

 

Arenaria.

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Appio Ammi Majus L. : pericolosissimo!

4 Maggio 2015, 20:05pm

Pubblicato da marcellanicolosi

L’Appio (Ammi Majus L.) è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle Apiaceae originaria dell’Egitto,  Iran e India.

Vive in habitat sabbiosi, fiorisce da Aprile a Luglio ed i fiori possono essere bianchi o bianco-verdastri.

E’ noto anche come Visnaga maggiore, Rizomolo, Capobianco, Bishop’s weed, Ammi des boutiques e Khillah.

Ha una tossicità altissima, è proibito l’uso in cosmetica, non è ammesso nel settore degli integratori alimentari e può causare patologie varie tra cui lo sviluppo di tumori.

 

Storicamente veniva utilizzato per la pelle, ma, a causa dei suoi contenuti altamente tossici, non è utilizzabile nella pratica fitoterapica.

 

Contiene furocumarine, composto glicosidico amorfo, tannino, oleoresina, olio fisso e ossalato di calcio.

Appio Ammi Majus L. : pericolosissimo!

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Alstonia : fortemente tossica!

13 Giugno 2013, 16:48pm

Pubblicato da marcellanicolosi

L'Alstonia è un albero sempreverde originario del Sud-Est asiatico, Cina, India e Australia appartenente alla famiglia delle Apocinacee. Alcune specie vengono coltivate in Europa in serra, a scopo ornamentale.

Arriva fino a 40 metri di altezza, ha foglie glabre, fiorisce a ottobre producendo piccoli fiori bianchi profumati che producono semi oblunghi e la corteccia produce una linfa lattescente amara.  

Ne esistono circa 40 specie, fra cui le più note sono l'Alstonia constricta, l'Alstonia scholaris e l'Alstonia spectabilis. 

E' conosciuta anche come : Albero del diavolo, Mara pallido, Indian devil tree, Ditabark, Milkwood pine, White cheesewood and Pulai, Black board tree, Pagoda tree, Alipauen, Andarayan, Australian fever bark tree, Australian quinine bark tree, Bitter-bark tree, Chatian, Chatina, Chatiwan.

Dalle varie specie si ricava dall'ottimo legname e dalla corteccia si può ottenere un medicinale con proprietà antipiretiche e antielmintiche. 

I principi attivi della corteccia sono : Ditamine, Echitamine o Ditaine (il più potente e somigliante chimicamente all'ammoniaca), Echitenine, Steroidi, Triterpenoidi, Acido clorogenico, sostanze grasse e sostanze resinose.

Nei semi sono contenuti anche alcaloidi indolici allucinogeni.

Sebbene venisse usata in passato, oggi si è rilevata una tossicità medio-alta a causa dell'alto contenuto di alcaloidi quindi è fortemente sconsigliato l'uso in auto-terapia.

Proprio a causa del suo alto contenuto di alcaloidi l'intera pianta può essere ritenuta tossica ed il suo utilizzo deve essere controllato dal medico.

Alstonia.jpg

Empiricamente si è notato che gli organi interessati dell'eventuale azione fitoterapica sono : Bronchi e bronchioli, vie respiratorie, intestino e ogani digestivi, sistema endocrino e immunitario, sistema nervoso autonomo e centrale, tessuto cutaneo e utero.

Ha proprietà cicatrizzante, broncodilatatore antiasmatico, espettorante e fluidificante del catarro mucolitico, amaro toniche.

E' usata in omeopatia contro l'amenorrea e l'ipomenorrea, la diarrea, la febbre, le lesioni cutanee comprese le piaghe, le ferite, le abrasioni e le screpolature.

CURIOSITA' :

Il nome deriva dal botanico scozzese Charles Alston (1683-1760) che ne studiò le caratteristiche. 

La corteccia veniva utilizzata come alternativa al chinino ed il decotto di foglie per la carenza di vitamina B1 (beriberi). Il legno vicino alle radici dell'Alstonia è molto leggero e viene utilizzato per produzione di utensili ed oggetti vari. Nello Sri Lanka, invece, con il legno di Alstonia si fabbricano bare.

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Adonide : letale!

18 Gennaio 2013, 12:36pm

Pubblicato da marcellanicolosi

Un'altra pianta erbacea velenosa al limite della letalità!

L'Adonide è una pianta erbacea della famiglia delle Ranuncolaceae, nativa di Europa e Asia, ne esistono diverse specie in natura, ma in Italia le più diffuse sono l'Adonide Annua e quella Aestivalis.

Questa pianta prende il suo nome da Adone che, ucciso da un cinghiale, fu trasformato dalla Dea Afrodite, innamorata di lui, in un fiore rosso. E' conosciuta come Occhio del diavolo, Occhio di pernice, Scruocco, Papagno, Grande occhio di bove, Falso Elleboro nero o Adonio e si trova sui pendii rocciosi, nei pascoli aridi, nei terreni pietrosi, negli altipiani calcarei, nelle brughiere e nelle lavinie.

E' una pianta perenne rara con radici robuste di colore nerastro, il fusto è bruno e le foglie alterne, il fiore può essere giallo o rosso a seconda della specie, fiorisce tra aprile e maggio  e cresce spontaneamente. La sua parte aerea contiene Adonidina (glucoside), adonidoside e adonivernoside (eterosidi), acidi adonidico e aconitico, berberina, fitosterina, resina, materie grasse, cimarina, colina, destrina, fruttosio, adonite, adonitolo, alcool miricilico, acidi palmitico, linoleico, dimetilossichinone.

Adonide.jpgL'Adonide Aestivalis o estiva è presente nei campi di cereali come infestante, anche se oggi, grazie ai metodi di coltivazione, è molto rara, e viene coltivata come pianta ornamentale. Generalmente ha i fiori rossi e cresce tra 0 e 1500 metri di altitudine. E' presente in tutta l'Europa, in nord America, in nord Africa e in Asia.

Le foglie e le radici contengono sostanze tossiche e velenose, in caso di ingestione i sintomi più comuni sono nausea, salivazione eccessiva, coliche, disturbi gastrointestinali, aritmia, ipertensione, disturbi cardiaci e respiratori fino al coma e all'arresto cardiaco. In caso di ingestione il trattamento comprende l'induzione al vomito e la somministrazione di carbone attivo, solfato di sodio e lavanda gastrica.

I petali invece contengono una sostanza colorante che viene usata nell'allevamento dei salmoni, per colorarne le carni, e nell'alimentazione delle galline per rendere il tuorlo dell'uovo più rosso.

Anche l'Adonide Annua cresce nei campi coltivati, ha i fiori di colore rosso scarlatto e la si trova in tutta Europa fino ad altezze di 1300 metri.

Adonide-Vernalis.jpgL'Adonide Vernalis o Primaverile è conosciuta come Ruscuta, Occhio del diavolo, Fior d´Adone, Grande occhio di bue e Adonide vernale.

I suoi fiori sono di colore giallo pallido, fiorisce tra aprile e maggio ed è presente in Europa soprattutto nella zona centro-occidentale. Da questa specie di Adonide, escludendo la radice, si possono estrarre 2 principi attivi quali l'Adoniside e la Cimarina, usati, in passato, in medicina come cardiotonici. In generale l'azione di questi principi attivi è specifica per i trattamenti di problemi cardiaci e di fragilità capillare, ma oggi sono stati sostituiti con glucosidi cardiotonici purificati.

Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l'impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.

A causa della sua alta tossicità, il suo uso è sconsigliato e/o vietato.


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Aconito : altamente tossico!

11 Gennaio 2013, 11:07am

Pubblicato da marcellanicolosi

Come era ovvio pensare, esistono in natura piante ed erbe altamente tossiche e pericolose. Fra queste troviamo l'Aconito, una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculaceae, una delle piante più tossiche della flora italiana. La sua tossicità è nota fin dai tempi dell'antichità omerica, il suo nome deriva dal greco akòniton, la cui radice deriva dalla parola akòne (pietra), relativamente ai luoghi in cui cresce, oppure koné (uccidere). Plinio la cita come "arsenico vegetale" e si racconta che sull'isola di Ceo gli anziani, ormai inutili, venissero soppressi proprio con l'Aconito. Il suo nome comune è Strozzalupo in quanto, alcuni popoli antichi, la usavano per avvelenare lupi e volpi.


aconito.jpg L'Aconito è una pianta erbacea perenne che può arrivare ad un'altezza di 20 dm, il fusto si sviluppa sotto terra e nella stagione avversa non presenta organi aerei, ma solo gemme sotterranee da cui, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. Il fusto aereo è eretto, robusto, verde, poco ramoso e molto alto. Le foglie basali sono verde scuro nella pagina superiore e biancastre in quella inferiore, quelle cauline sono progressivamente più piccole e la loro distribuzione lungo il fusto è alterna. I fiori sono disposti a pannocchia, solitamente di colore blu-violetto e all'estremità superiore assumono la forma di un elmo antico. I frutti sono aggregati in 3 e raramente 5 capsule o follicoli forniti di fessure per la fuoriuscita dei semi. La riproduzione può avvenire tramite impollinazione e per divisione del piede, in primavera tramite i semi e durante la fioritura attraverso la divisione dei tuberi. Ogni anno il tubero principale, che ha dato origine al nuovo fusto, muore. L'habitat naturale dell'Aconito sono le zone a mezz'ombra nei pascoli e sulle sponde dei torrenti, cresce bene tra le rocce e nei terreni argillosi-silicei sempre umidi, si trova ad altezze tra i 500 e i 2600 metri sopra il livello del mare. Le zone territoriali in cui si trova naturalmente sono l'arco alpino, i Carpazi, i Balcani, in Corsica, sui Pirenei, in Gran Bretagna e in Scandinavia. Alcune varietà sono state riscontrate sugli Urali e nel Caucaso.

 L'Aconito dunque è una pianta altamente velenosa, ne viene vietato tassativamente l'uso comune in quanto 2 mg di aconitina possono provocare la morte. La dose letale per gli adulti è di pochi grammi di ogni parte della pianta, la cui assunzione provoca la morte per edema polmonare e arresto respiratorio, il permanganato di potassio e l'atropina (velenosa anch'essa) possono essere usati come antidoti.

Alla prossima!   


 

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