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Volare con l'anima

L'inquietudine di vivere.

1 Dicembre 2018, 15:48pm

Pubblicato da marcellanicolosi

L'inquietudine di vivere.

Me lo ricordo com’era quando avevo 15 anni, come fosse ieri.

Quella inquietudine che mi stringeva lo stomaco, la voglia improvvisa di scappare lontano, la frustrazione per lo studio e gli obblighi, l’insofferenza verso le figure autoritarie, il desiderio di morte, perché quella cosa che mi mangiava dentro era troppo violenta, impossibile da combattere.

Lei era sempre lì e sembrava voler esplodere a momenti, quei momenti in cui avrei voluto avere il potere della distruzione o quello dell’invisibilità.

Se mi guardo dentro mi rendo conto che quella inquietudine non è mai andata via del tutto, è più sottile, è smorzata dalla necessità, dalla poca voglia di ricadere in quel pozzo nero senza fondo, troppo dura la salita, o forse sono solo più vecchia e più pragmatica.

Forse finalmente ho capito che ci sono oggi quindicenni che non hanno avuto la mia stessa fortuna: una famiglia “sana”.

Io avrei voluto di più, ma era solo un mio problema.

Oggi per lo più le famiglie si sfasciano sotto il peso dell’egoismo dei genitori, delle malattie, di figli diversamente abili, ma non per colpa loro, della società che pretende certi canoni, della storia che ci ha accompagnati per mano fino al periodo più lugubre e insano mai visto. Peggiore forse del più oscuro e malato Medio Evo.

Quando ero bambina ci si spaventava dell’uomo nero, del lupo di Cappuccetto Rosso, il mostro dietro l’angolo appariva, ogni tanto, ma oggi c’è un mostro dentro ogni desiderio, ogni pensiero, dietro ogni maschera portata con disinvoltura da persone insospettabili.

Bombardati da notizie, nozioni, falsi miti, deviati principi morali gli adolescenti non hanno più un punto di riferimento stabile, nessuno che li bacchetti per gli errori, nessuno che glieli faccia notare, nessuno che li esalti quando riescono ad essere geniali.

In una famiglia che ormai non è più un ampio piccolo nucleo sociale fatto di innumerevoli parenti e balie, che dovrebbe fare un quindicenne con il genitore in fin di vita?

Quando vede la sua famiglia, l’unica cosa che considera un’ancora, andare in pezzi a poco poco?

Dove dovrebbe trovare la forza quando viene rifiutato o abusato dagli stessi che lo hanno messo al mondo?

Come dovrebbe reagire a tanto dolore?

Il quindicenne vorrebbe dei consigli, ma come darglieli?

Dirgli:  fregatene? Vedrai che un giorno questo dolore ti servirà? Tu farai qualcosa di grande e devi lottare?

Il quindicenne vive oggi, ha dei sogni, è vero, ma sono così grandi e così lontani, a quell’età il tempo non passa mai, le giornate non finiscono e basta, continuano tutta la notte e non c’è nessuno che li culli e gli dica “Andrà tutto bene!” perché sono grandi per queste stronzate.

Non è così! Non sono grandi, sono a metà strada e davanti ne hanno ancora così tanta da percorrere che sembra un infinito andare.

Loro portano sulle spalle tutto il peso del mondo e nessuno se ne accorge o se se ne accorge non sempre ha gli strumenti per alleggerire quel maledetto peso che li porta a fare le scelte più assurde.

Gli adolescenti, questi sconosciuti, non più bambini e non ancora adulti, pieni di entusiasmo ma così fragili, così pieni di vita, ma così vicini al burrone da far venire le vertigini.

Quello che io direi a ciascuno di loro è : non sei tu a dover portare quel peso, non sei tu a dover lenire il dolore dei tuoi genitori, non sei tu a dover pensare a risolvere tutti i problemi del mondo. Tu devi vivere al meglio delle tue possibilità, devi capire che la forza che hai dentro è più grande di quanto pensi, che l’unico modo per aiutare i tuoi genitori nel momento del dolore, è fargli capire che ce la fai anche a piangere con loro non per loro. E se invece i tuoi genitori non sono degni del tuo amore, accettali per quello che sono e pensa che tu sei migliore di loro.

Tutto ciò che ci capita ha uno scopo che scopriremo solo più avanti, o forse non lo scopriremo mai, ma non siamo isole e ognuno di noi influenza tutto il resto del mondo come una catena.

Come quando sorridi ad una persona triste e, magari, gli cambi la giornata e quella persona, forse , farà una gentilezza ad un’altra persona, cambiando la sua giornata e così via.

Non abbandonare mai la speranza che tutto possa andare meglio anche se all’inizio non ti sembra così, sappi che il dolore è parte della vita e con esso dovrai convivere, ma non ti arrendere mai a lui. Sentilo, vivilo, urla alla luna, trova un modo “sano” che ti aiuti a scaricare quel senso di rabbia e ingiustizia subita che senti montare dentro di te.  Chiedi aiuto, urlalo a squarcia gola e qualcuno arriverà, magari proprio la persona che meno avresti immaginato. Oppure chiedi aiuto a un professionista, ce ne sono nei consultori, negli ospedali e se sei fortunato troverai quello giusto al primo tentativo, altrimenti continua a cercare.  

Ad ogni problema c'è una soluzione!

Ma soprattutto amati, tanto, se guardi bene la via d’uscita dal labirinto c’è, basta guardare con gli occhi del cuore.

Crea, usa quella rabbia per costruire e non per distruggere perché alla fine l’unica cosa che sarà davvero distrutta è la tua anima.

E quando  un’ anima viene persa ne soffre tutto il mondo.

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